stay stray cranio randagio

E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi, io ricco, io senza soldi, io radicale. Puoi trovare anche biografia, notizie, testi delle canzoni e traduzioni, libri, e molto altro su Guccini. Mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso. perchè io ci ho già vissuto in Argentina, chissà come mi chiamavo in Argentina This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. Da Un altro giorno è andato, Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto (Firenze, Giunti Editore, 1999): "La canzone più misteriosa in assoluto è Autogrill, intravista e non vissuta, venuta fuori chissà come. mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR... Anche questa volta, per quanto forse questa sia la canzone più tradizionale (guccinianamente parlando), canto e musica vanno d'accordo più del solito, da una parte con volé inusitate, dall'altra con un sapido mélange in cui fa spicco un basso dal suono particolare (per quanto stoppato 'e accordato sulla cassa della batteria). un amore per il nettare di bacco e la propria terra che gli sono valsi il riconoscimento “il maestro di bere il territorio” del concorso letterario by go wine La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up, Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate, Io frocio, io perché canto so imbarcare. o malinconia d' innumeri altre vite, i sogni con l' azione del partire, In questo articolo vogliamo mettere in evidenza la forza del vino attraverso la musica e soprattutto le canzoni, come omaggio al Vino. Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell La notte è quieta senza rumore, c'è solo il suono che fa il silenzio e noi, senza nemmeno un poco d' ironia, fra gusci e quarzo, di coniugare troppo spesso in Dio: o avremmo litigato per sfogare ad ogni istante l' urlare della noia? - Il frate (dall'album L'isola non trovata – 1970) Dopo un bicchiere di vino con frasi un po' ironiche e amare parlava in tedesco e in latino … 7. che ricorda quell’Italia ancora in bianco e nero viaggiare con la Fiat 500, senza soldi, ma dove a casa, o in osteria in tavola non mancava mai una bottiglia di vino, in cui le etichette ancora non erano contemplate per scegliere un vino nel quotidiano dalla gende comune, perché l’importante era più che altro sbarcare il lunario. "Argentina" è il secondo brano: chi si aspetta ,il seguito di "Antenòr" si prepari invece ad un altro tipo di epica. ti accorgi con la forza dell' istinto che non son tuoi e tu non gli appartieni, Da Guccini a De André, da Battisti a Capossela e tanti altri che hanno scritto musica sul vino. io solo qui alle quattro del mattino. Coltivare la curiosità, la sete di ricerca. come entrare a caso in un portone di fresco, scale e odori abituali, naufragi di catrame e di lattine arrugginite: sentiva la crudele solitudine del nano mi chiamò la strada bianca, "Quant'è?" e aspetto immobile che si spanda l' onda di tuono che seguirà Sinceramente è un fatto a cui non si era abituati, nel tuo caso; ti si perdonava addirittura una certa carenza in questo settore… che tipo di scelta è stata? The Beatles. Non siamo di fronte alla storia vera e propria, alla narrazione che descrive dei fatti nudi e crudi, bensì al diario di un turista un po' più attento della media: un turista che sa cogliere nelle sfumature le sensazioni. O di quel fritto misto dato lì con malagrazia naturale? in quelle loro anime smarrite, Musicisti all'altezza, anzi che fanno miracoli, soprattutto in considerazione della scarna vicenda melodica. Sinceramente, così trasformate, mi piacciono molto di più, mi sembrano quasi nuove…”. Non son razza padrona, non sono gente arcigna, non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui, Scopri le canzoni italiane più rappresentative sul vino. I versi di Shomèr ma mi-llailah? Non so se è pregio o colpa esser fatti così: Basso il sole all' orizzonte colorava la vetrina Nacque a Pavana ed è il resoconto di ciò che non fu mai, ovvero un sogno mai avverato. ad inventare insieme primavera. shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell... A Rimini la spiaggia com'è vuota, quasi inutile di marzo, Francesco Guccini. non sai se è come un seme che dà fiore o polvere che vola ad un respiro. lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina e il pomeriggio forse già sciupato... per vedere com'è fatta l'Argentina... E allora, perchè non andare in Argentina? e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni, La genesi e il significato di questa canzone sono ben spiegate da Guccini in un’intervista di Brunetto Salvarani pubblicata nel prossimo numero 6 della rivista "Vita e Pensiero", il bimestrale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, del 2009. Ho tante cose ancora da … Accompagnato da alcuni tra i più bravi strumentisti italiani, l'altra sera ha presentato a Milano, in un teatrino già assediato dalla prima afa e dalle prime zanzare, il suo nuovo 33 giri, intitolato senza troppa fantasia (ecco l'unica concessione alla moda, che gli perdoniamo volentieri) Guccini. Guccini stesso conferma l'importanza che rivestono rima, metrica e metafore, sia sul piano della costruzione letteraria, sia su quello della fluibilità musicale quando, interrogato sul suo modo di far canzoni, risponde: "in realtà non si può parlare di una vera e propria tecnica. anche se prendi sempre delle cose, anche se qualche cosa lasci in giro, come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo, ma il bere non si paga e non fa male. ma proprio perchè pochi son buoni fino in fondo Nel corso della registrazione di questo album è nata la formazione storica di musicisti che ha accompagnato per trent’anni Guccini nelle esibizioni dal vivo. Mollare tutto e andare in Argentina, Ma "a che punto è la notte, vedetta?" Proprio il viaggio come lo intendeva quell'ultime degli umanisti che fu Kerouac come itinerario di conoscenza e tirocinio esistenziale. cerco, innocente o perchè ho peccato, la luna ombrosa sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato... e sorridendo come sa sorridere soltanto E già sentiva in bocca l'odore della polvere della mina. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience. Poi quelle strade di auto scarburate e quella gente anni '50 già veduta, Ricollegandosi poi ad altre città di mare e di porto, come è stata ad esempio la Genova, per il suo figlio e poeta più illustre della musica cantautorale italiana, il grande Fabrizio De André con “La città vecchia”, 1974. Lemuel Gulliver tornava coi pensieri Come il vino buono (perdonate la terribile ovvietà della metafora), Guccini invecchia secondo criteri antichi e onesti. per fortuna o purtroppo ci tengono alla faccia: non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia? dei viaggi persi nella sua memoria, “Vino divino” Rossana Casale. Anche questa è una delle classiche ballate gucciniane, ancor più classica in quanto dalla storia vera e propria (si immagina un Gulliver che racconta le sue avventure ad un pubblico che non può e non vuole comprendere la simbologia dei nani, dei giganti, dei cavalli saggi) si può (ma non è necessario ricavare il senso della ,solitudine intellettuale: "da tempo e mare non s'impara niente". Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940) è un cantautore, scrittore e attore italiano.. Fra i più rappresentativi e popolari cantautori italiani, il suo debutto ufficiale risale al 1967 con l'LP Folk beat n. 1 (ma già nel 1959 aveva scritto le prime canzoni rock 'n' roll); in una carriera ultraquarantennale ha pubblicato oltre venti album di canzoni. È il turno di Shomér ma mi-llailah?, del 1983, tratta dal disco intitolato minimalisticamente Guccini. Pensavo: "Farlo o no? Come il vino buono (perdonate la terribile ovvietà della metafora), Guccini invecchia secondo criteri antichi e onesti. che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere... Sono quasi 200 citazioni, avrei potuto farne … Guccini, o del vino vecchio Come previsto, niente di nuovo dal concerto di Francesco Guccini: ma ancora tanta coerenza, che affascina e richiama. di quando vedi un jumbo decollare e sembra che s' innalzi all'infinito. When I’m Sixty-Four. "Shomér ma mi-llailah?"? Guccini: "A 80 anni ho scoperto perfino il vino bianco" Il cantautore: "Sto in piedi con le medicine e guardo le serie tv, odio sempre l’Avvelenata. Basta ascoltare quello che facciamo dal vivo quest’anno: in due ore di concerto non bastano certo i sei brani nuovi e anche le vecchie canzoni hanno subito questa evoluzione. These cookies will be stored in your browser only with your consent. e sento d' essere l' infinita eco di Dio e allora, com'è tutto uguale in Argentina! “Bacco perbacco” Zucchero. Non si tratta, però, come qualcuno ha voluto vederci, di un simbolo di carattere sociale e politico, ma piuttosto di un universale antropologico. lui nulla è artefatto, o dettato da esigenze modaiole. al lampo secco di una domanda, la voce d' uomo che chiederà: E per scacciarlo aveva in corpo il primo vino di una cantina. Gli 80 anni di Francesco Guccini. Un curioso, intenso deambulare: se imbocca un' autostrada, è per fermarsi in un autogrill (titolo della prima canzone, forse la più bella del disco) a contemplare una ragazza e anche il resto, come in un interno che spezzi e annulli la monotonia del nastro di asfalto; se va a trova il tempo di dilungarsi sulla pessima qualità di un fritto di pesce loffio e stantio; se va m Argentina, è addirittura per chiedersi se, al di fuori di Pavana il mondo sia veramente cosi diverso, e la vita possa davvero cambiare. Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell Il viaggio di Ulisse attraverso gli autori Come ben avremo inteso, Odysseus è una canzone che tratta di Ulisse e non è un caso che il cantautore lo abbia scelto. E non è forse Guccini l’ultimo dei cantastorie popolari vero e proprio, sia dal punto di vista della composizione che dell'esposizione. Gli spartiti di Guccini sono stati pubblicati da Edizioni Musicali La Voce del Padrone. “Il vino” Piero Ciampi. Caro Francesco Guccini, già a 16 anni amavo le tue canzoni (e il tuo poetare “di-vino”) e mi fa un po’ ridere scoprire che ti sei messo a parlare di me in tv, perché in fondo mi penso sempre come il figlio di un minatore delle colline senesi. In questo post vi propongo alcune canzoni a tema vino e vendemmia. E allora si diventa tutti Gulliver che, nell'omonima canzone, torna dai suoi viaggi meravigliosi, racconta e la gente non capisce (“Nei vecchi amici che incontrava per la via, in quelle loro anime smarrite sentiva la balbuzie intellettuale e l'afasia di chi gli domandava per capire, ma confondendo i viaggi con la loro parodia, i sogni con l'azione del partire”), perché confonde e distorce le immagini di chi ha viaggiato. Poi un giorno, disegnando un labirinto di passi tuoi per quei selciati alieni Era piovuto piano e senza pause quasi fino a quel momento, These cookies do not store any personal information. Una delle canzoni che più mostra le sue grandi conoscenze umanistiche è Odysseus, in cui Francesco Guccini narra di Ulisse. E' una storia un po' autunnale, che sa di mare di fine stagione, che sa di avventura di mezz'età, quando le sensazioni non è che siano più blande: semplicemente sono consapevoli, un po’ disincantate, fatte di voglie che non si portano fino in fondo ,non perché non valga la pena, ma perché tutto si esaurisce prima e ormai la noia fa parte della vita. tuffato in una vita ritrovata, vera e vissuta, è una citazione biblica (Isaia 21,11) e significa in ebraico "Sentinella, quanto resta della notte?". ... 4.Strofa dedicata a ottobre in Canzone dei 12 mesi di Guccini 5.The days of wine&roses (Henry Mancini, standard tratto dal film omonimo) c'è la notte, ah, la notte, e tutto è via, allontanato. che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare... Contandoli uno a uno non son certo parecchi, e chi fa il giornalista si vergogna, Per viaggiare, e al tempo stesso vivere, bisognerebbe avere sei o sette vite, come cantava nell'album Metropolis, in Black-Out (“Avessi sette vite a mano...”). ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà, Insomma, contrariamente a quanto premesso, il turista non è più tale, non è più quello che affascinato dalla milonga cingeva la fascia, saliva a cavallo e partiva per epiche avventure criolle, ma è il disincantato osservatore che dell'Argentina riesce  a trattenere soltanto "quella nostalgia". L’illustrazione di copertina è di Ilvio Gallo. intuiva con la mente disattenta del gigante o non è un tuo "Orient Express" speciale, locomotiva di fantasia. in tutto somigliante al solito locale, Nel caso specifico si tratta di Giampiero Alloisio già appartenente a quell'Assemblea Musicale Teatrale che per un certo tempo accompagnò il cantautore in concerto e che già era presente in "Metropolìs" con "Venezia". sovrastò l' acciottolio quella mia frase sospesa, Non cerchiamo la gloria, ma la nostra ambizione Ulisse, per salvare se stesso e i suoi compagni, fa ubriacare il gigante con del vino, per poi accecarlo una volta che questo si addormenta ubriaco. Aggiungiamoci un punto interrogativo in quanto è forse l'episodio più (apparentemente incomprensibile) di tutto l'album. le dita sfiorano le pietre calme calde d' un sole, memoria o mito, Ma quando ti entra quella nostalgia che prende a volte per il non provato Un mezzo per valutarne la bontà si evince anche da questo, dalla voglia di aprire una bottiglia e di godere della vita, non solo da etichette, brand,nevitabili professionalmente, si sa. tutta la gente che non ci amerà, quello che non facciamo e non faremo, E allora ecco che i versi come "il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere, che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere I basso il sole all'orizzonte colorava la vetrina  e stampava lampi e impronte sulla pompa di benzina" non possono tane a meno di ricreare nell'ascoltatore le stesse sensazioni de "La foresta pietrificata" (tanto per fare un esempio). Registrato e mixato presso lo Stone Castle Studio di Carimate (CO) da Ezio De Rosa nell’aprile del 1983, Guccini è l’undicesimo album di Francesco Guccini. Il tassista, ah, il tassista non perse un istante a dirci che era pure lui italiano, L’album contiene La Locomotiva, una delle canzoni più celebri di Guccini, immancabilmente eseguita alla fine di ogni suo concerto e racconta in chiave poetica il gesto di Pietro Rigosi che, il 20 luglio del 1894, all'età di 28 anni, prese il controllo di una locomotiva sganciata da un treno merci e la lanciò alla velocità (notevole, per l'epoca) di 50 km/h, verso la stazione di Bologna. Una dichiarazione d’intenti, più che una semplice canzone: “mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino”. A parte l'ottima riuscita delle canzoni, la qualità della musica, l'indovinata varietà dei testi, come al solito gradevolmente «scolastici» nelle rime, quello che, personalmente, amiamo in questo disco (come in tutti i dischi di Francesco) è la trasparente schiettezza: tra i solchi si sente, sempre, una vena genuina, sincera. “Bar della rabbia” Mannarino. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are as essential for the working of basic functionalities of the website. la capovolta ambiguità d' Orione e l' orizzonte sembra perverso. Il tutto espresso attraverso una specie di beguine, di nightarola a strappacore canzonetta vera e propria. son come i denti in bocca a certi vecchi, «Mi piace far canzoni e bere vino, ... Guccini, gli 80 anni del "poeta umile" che è già diventato un classico. “La società dei magnaccioni” cantata da Gabriella Ferrari. il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. A chi è triste di suo come un limone già adoperato Sgt. Via Paolo Fabbri 43, 1976. ed io.... sentivo un' infelicità vicina... io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni, La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato, All'epoca stavo leggendo la traduzione di Isaia proposta da Guido Ceronetti, bellissima, uscita per Adelphi. Anche se a Carimate non c'era un cazzo da fare, l'atmosfera era fantastica, tanto che ad Ares Tavolazzi venne un'idea: perché non utilizzare sempre lo stesso gruppo anche nelle esibizioni dal vivo? cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa, avremmo trasformato tutto in quella poca gioia E poi viaggiando nel soud più ritmato approdiamo a Zucchero con “ Bacco e Perbacco”, 2006, in cui per alleggerirsi la vita: il vino, il mito di Bacco e di Venere sono un tocca sano per l’uomo. Da un’intervista di Beppe Caporale pubblicata su “Boy Music” del 19 agosto 1983: In Guccini, il tuo ultimo album, c’è molta musica. tornate ancora se lo volete, non vi stancate... corremmo coraggiosi e scalzi lungo la battigia: Tutte sensazioni che fuori da un vero e proprio quadro, anzi da una serie di quadretti descrittivi: torniamo accaduto con "Autogrill”, a quelle sensazioni quasi filmiche, che, però, in questo caso vedono un coinvolgimento ancor maggiore della voce cantante. e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità, è invecchiar bene, anzi, direi... benone! cifrava il rebus dei cumulonembi. ... Francesco Guccini: le frasi delle canzoni. E questa fedeltà a se stesso rivela una buona fibra artistica, ma soprattutto una notevole dose di dignità personale: un complimento, quest' ultimo, che oggi tocca davvero a pochi. E alla fine, Gulliver, è costretto ad ammettere la sconfitta: “Da tempo e mare non s'impara niente”. E' quasi come se questa volta Guccini fosse ancor più fosse ancor più coinvolto del solito in quello che scrive. Ma se i desideri sono solo nostalgia Le canzoni italiane più rappresentative sul vino, per ascoltare, e non solo degustare la forza dell’ispirazione e della convivialità che suscita. Gli arrangiamenti sono stati curati da Vince Tempera, gli arrangiamenti ritmici, invece, da Ellade Bandini, Juan Carlos «Flaco» Biondini, Francesco Guccini, Ares Tavolazzi, Vince Tempera. E ci andremo di forza, senza pagare il fìo le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai... Il treno, ah, un treno è sempre così banale se non è un treno della prateria Mi sembrava fattibile, così creammo anche per i concerti una band fissa che, con poche ma significative eccezioni, mi accompagna ancora oggi. E' forse soltanto una scusa per una descrizione quasi onomatopeica fra suoni e versi, orientaleggianti come l’ebraico del versetto della notte eterna della veglia umana, sentinella unica dell’intelletto, che raggiunge la vera conoscenza quando "sa di non sapere", quando capisce il suo “non capire”, quando si rende conto “che una risposta non ci sarà”. shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!” Francesco Guccini un peccato o un cadavere nascosto? La discografia di Francesco Guccini in ViaFabbri43.net raccoglie tutti gli album arricchiti dai testi delle canzoni, da Folk beat n. 1 del 1966 a Ritratti. “Avvelenata” Guccini. Francesco Guccini: «Senza vino, sigarette e donne mi consolo con la tv. Non da meno è un cantautore più giovane Mannarino con “Bar della rabbia”, 2009 che fa respirare la rabbia della borgata romana, nei confronti di una capitale (o di un paese), che senza pietà schiaccia tutto e tutti. Era il giusto personaggio per aumentare l'aria di mistero e irrealtà che la canzone indubbiamente ha".

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